AFRICANO ANGELO BENEDETTA BRUSIO_UOMINI CHRISTIAN CONDUTTORE DAVIDE DONNA_1 GUIDATORE ITALIA LINO MADRE_SUPERIORA MARIA MATTEO MATTEO_RAGAZZINO MICHELA PADRE_KLAUS PASSANTI PENNA RACHELE RAGAZZO SERGIO STEFANO TOMEI UOMO_1 UOMO_3 ZINGARO MADRE SUPERIORA È nella 306. Come ci ha chiesto lei, abbiamo isolato il piano, Padre. PADRE KLAUS No. Può andare. PADRE KLAUS Dimmi il tuo nome. Dimmi il tuo nome. BENEDETTA Benedetta. PADRE KLAUS La voce, più forte. BENEDETTA Benedetta. PADRE KLAUS Ti hanno detto chi sono? BENEDETTA Mi hanno detto… che è per il mio bene. PADRE KLAUS Non badare alla telecamera. BENEDETTA A che serve? PADRE KLAUS La voce, più alta. Di quante settimane pensi di essere incinta? Di quante settimane pensi di essere incinta? BENEDETTA Io sono vergine. Io non ho mai… con nessuno, lo giuro. L’ho detto al dottore, io sono vergine. Io non… lo giuro. Voglio tornare a casa, vi prego. PADRE KLAUS Credi in Dio? BENEDETTA Fatemi tornare a casa. PADRE KLAUS Credi in Dio? Credi in Dio? LINO Piano. Vai avanti. Mettila lì, sotto al televisore. Se la graffi, mi incazzo, te lo dico subito. A posto così. CHRISTIAN Oh. L’hai presa, alla fine, eh. LINO Che pensi, che scherzavo? CHRISTIAN Bella. LINO Mi fai un caffè e stiamo a posto così. CHRISTIAN Sì. LINO Oh, ma che stai facendo? CHRISTIAN Ma vaffanculo. Eh, scusa. Alza un attimo. LINO Ma che hai fatto alla mano? CHRISTIAN No, no. È il freddo. Non lo so, boh. Grazie. Mettine poco, che sentito tuo figlio… dice che è veleno, questa storia dello zucchero, che… Fa male. LINO Si può sapere che cazzo hai combinato o devo parlare con Davide? CHRISTIAN Che ho combinato, Lino? Un incidente, che devo fare. LINO Un incidente? CHRISTIAN Eh. Può capitare. LINO Pure lo zingaro che ti è cascato dal terzo piano è stato un incidente. CHRISTIAN Mi sono distratto. Gli volevo mettere paura. LINO Ma tu lo sai quanti cazzi mi dovevo accollare io, se questo moriva? CHRISTIAN Sì. LINO Lo sai, sì? CHRISTIAN Sì. LINO Un incidente… CHRISTIAN Comunque, ora sto meglio. È stato un attimo così. Adesso… l’africano te lo sbatto fuori subito. LINO Non lo so, Christian. È che non ti voglio mettere in difficoltà, capito? Lo faccio fare a Penna. CHRISTIAN Ma falla finita. LINO Italia! Ti sei svegliata. ITALIA Ci sono due ladri. LINO No, ma che ladri. Sono amici miei. Hai visto che bella poltrona che ti ho regalato? Eh? È elettrica. Quella si muove tutta. Eh? Sei contenta? ITALIA Bella. Bella. LINO Tutto bene? ITALIA Sì. LINO Vabbè, io vado, eh. Invece di pensare all’africano, fai un bagno a tua madre. RACHELE Oh. Aspetta. Aspetta. CHRISTIAN Che è? Stai ancora male? RACHELE No, sto strana. È stato strano, no? CHRISTIAN Ho da fare, Rachele. RACHELE Eh? No, ti devo parlare. CHRISTIAN Ho da fare. RACHELE Io non sentivo più niente. Ma niente proprio. Zero, hai capito? CHRISTIAN Oh. Dai. Sì, oh, ho capito. RACHELE Oh, Christian, ero morta! L’hai capito o no? CHRISTIAN Eri fatta. Stavi fatta. Qua. Stavi in coso, là… in over… come cazzo si dice. RACHELE Perché, per te è stato tutto normale? CHRISTIAN Tu ci credi in Dio? Se ci credi, ringrazialo, perché hai avuto una gran botta di culo. RACHELE E se invece è stato… tipo… un miracolo? CHRISTIAN Guardati. Guarda me. E dai, su. CHRISTIAN Buongiorno, Africa. Dai, ti do una mano. Poi non dire che non sono gentile, eh. AFRICANO Che vuoi da me? CHRISTIAN Ora entriamo, ti do una mano a prendere la tua roba e, siccome stamattina mi sono alzato bene, ti do pure uno strappo per dove cazzo ti pare. AFRICANO No, io non vado via. CHRISTIAN Non vai via. Io ti capisco, stavi in Congo… AFRICANO Io stavo a Vicenza. In fabbrica. Io ho lavorato in Belgio. CHRISTIAN Col barcone, in Belgio sei arrivato? AFRICANO Io ho preso l’aereo. CHRISTIAN Vabbè, avrai girato pure tutto il mondo, ma non ci hai capito un cazzo. Qui non sei in Belgio, sei da un’altra parte. Qui le regole sono diverse. Qui ti levi dal cazzo e stai zitto. Su! AFRICANO Questa è una casa regolare. Me l’ha data il comune. CHRISTIAN Il comune? Qui, il comune? Stammi a sentire. TOMEI Bravo, Ignazio. Buongiorno. Sì. Tieni. Ho capito. CHRISTIAN Apri. Che cazzo ti avevo detto? Che cazzo ti avevo detto? Avevamo detto che era un segreto questa cosa dello zingaro, o no? TOMEI Ti sbagli. CHRISTIAN Ma come, mi sbaglio? Ti avevo detto che doveva rimanere una cosa tra me e te. TOMEI Appunto, l’hai detto tu. Io mica ho detto niente. CHRISTIAN È incredibile che a te ancora non ti hanno spaccato le gambe, guarda. TOMEI Sai, tra uno che non conta un cazzo e il boss, io preferisco stare col secondo. Sono un tipo banale. Sarà per questo che non mi hanno mai spaccato le gambe. O la faccia. Cinquanta euro e te la ricucio. CHRISTIAN Mi servono pure gli antidolorifici. Tieni. Sanguisuga. TOMEI Due volte al giorno. Venti euro. Se no, queste: tre volte al giorno, trenta euro. CHRISTIAN Quale devo prendere? Che è “mmh”? Sei tu il dottore. Li prendo tutti e due, tieni. Ecco cinquanta. Ah, e se... se hai qualcosa per... tipo allergia, una cosa del genere. TOMEI Cento euro e ti do un’occhiata a quelle mani. Da quante settimane stai così? CHRISTIAN Ma che settimane? Ieri. TOMEI Ieri? CHRISTIAN Notte, sì. Ho sanguinato, sono svenuto. Che è? Che ho? TOMEI Bisognerebbe prelevare un campione e farlo analizzare. CHRISTIAN A posto così. Dammi delle bende, per favore, va. TOMEI Venti euro. CHRISTIAN Ma sono per i cani. Va bene, va bene. Dai. Spero che ti capiti… qualcosa di brutto presto. RACHELE Mi sa che ti sei sbagliato. Ma che fai, oh? Ci conosciamo? MATTEO A quanto lo offri... il paradiso? RACHELE Ah, vabbè, potevi dirlo prima. Per 100 euro, ti faccio passare una bella oretta. Vieni di là. Come ti chiami? Oh, beh? Che ti devo spogliare io? MATTEO Diciamo che hai buone possibilità di guadagnarti i tuoi 100 euro. Ma sdraiarmi lì con te a… Senza offesa, è estremamente lontano dai miei piani. RACHELE Vabbè, allora che sei venuto a fare? MATTEO A parlare. RACHELE E di che dobbiamo parlare? MATTEO Basta che tu mi dica tre cose. Cos’hai visto, cos’hai sentito, cos’hai provato. RACHELE Ma quando, oh? MATTEO Quando sei stata riportata fra di noi. RACHELE Tu che ne sai? MATTEO Solo tre cose, ce la puoi fare. Cos’hai visto, cos’hai sentito, cos’hai provato. RACHELE Guarda, è meglio se te ne vai. Vattene! Guarda che qua, se mi metto a urlare, quelli arrivano e ti gonfiano di botte. MATTEO Con una muori, con l’altra no. Se mi rispondi, ti lascio quella buona. Altrimenti, te le lascio tutt’e due. E lo sai come va a finire, no? Bisogno di farti o istinto di sopravvivenza? Chi dici che vince? Lo sai, chi vince. Eh? Così vediamo se resusciti ancora. Te lo chiedo per l’ultima volta. Cos’hai visto, cos’hai sentito, cos’hai provato? BRUSIO UOMINI Cioè, sono più numeri. Praticamente… li sommi… (INCOMPRENSIBILE) …perché sette…? Non capisco qual è la cosa che… DAVIDE Ho capito. Eh, vabbè. STEFANO Esatto. CHRISTIAN Mi dai una birra, per favore? STEFANO Beh, stavi dicendo? DAVIDE Cioè, capito? Ha fatto 55 milioni di dischi venduti con una canzone sola e 400 in totale, ragazzi. 400 milioni, tu non sai nemmeno con quanti zeri si scrive “400 milioni”. PENNA Ho capito, ma sempre un pervertito resta. DAVIDE Ma chi l’ha detta, ‘sta cosa? PENNA Lo sanno tutti, ma come chi l’ha detto? DAVIDE Ha fatto due processi per abusi sessuali, fratello. CHRISTIAN Ma chi? DAVIDE Michael Jackson. PENNA Appunto, che merda. No? DAVIDE E poi l’hanno assolto, però. PENNA E ci credo, con tutti quei miliardi ero bravo pure io. DAVIDE No, no. Guarda che in America sono seri. SERGIO I soldi salvano il culo e vale in tutto il mondo. CHRISTIAN E certo, lui lo sa. Non è mai uscito dal raccordo. DAVIDE Non è questo, comunque. È il concetto. Michael Jackson è un genio. Queste persone sono geniali, ragazzi. Cioè, sono artisti, hanno regalato arte, quindi tu non li puoi giudicare. SERGIO Tipo Marylin, che tutti se la ricordano perché era una strafiga e non per quello che ha fatto. PENNA Ma che stai dicendo? Ma perché, che ha fatto? SERGIO Ha ammazzato coso, il presidente americano che se la scopava, no? MICHELA È il contrario. È lui che ha ammazzato lei perché sapeva troppo. PENNA Vabbè, posso dirvi una cosa? Io sono pure d’accordo con tutto quello che avete detto. Maradona… DAVIDE Gioca, zio, dai. Gioca. PENNA Eh? No, dico, Maradona… capito? Ma Michael Jackson che cazzo ha fatto? Un balletto di merda. Ragazzi, ma di che stiamo parlando? STEFANO Dai, e gioca però. CHRISTIAN Un balletto di merda? Fallo tu, dai. Fallo tu… il moonwalk. PENNA Ancora? CHRISTIAN Dai, ti reggiamo la stampella. Dai, facci vedere. PENNA A me non me ne frega proprio un cazzo. STEFANO Dai, dai, no, Penna. Dai, che… SERGIO No! E no. DAVIDE Sono d’accordo, però, un po’ sono d’accordo. PENNA Oh, ragazzi, no, no. Ma come sei d’accordo? Tu puoi essere pure un dio, no? Va bene? Ma se tocchi un ragazzino, io ti ammazzo. Dai, su. DAVIDE Sì, ma perché l’hai mandato a monte? Guarda qua che c’era. STEFANO Sì, però, fratello, cioè… SERGIO Guarda. DAVIDE Hai capito che si è fatto il boa? Oh! Si è fatto il boa, Sergio. Ha detto che siccome Escobar aveva l’ippopotamo, lui deve avere tipo il boa che si mangia i maiali. Cioè, è matto. CHRISTIAN Senti, Davide, ti devo chiedere un favore. DAVIDE Eh, dimmi. CHRISTIAN Un favore favore. DAVIDE Dimmi. Lo sai, mi puoi dire tutto. Dimmi. CHRISTIAN Facciamoci due passi, un attimo. DAVIDE Perché? Dimmi qua. CHRISTIAN No, te lo dico di fuori. Facciamoci due passi. DAVIDE No, eh. No! CHRISTIAN Mi stai a sentire? DAVIDE Ma ti sei impazzito? CHRISTIAN Devo sistemare questa cosa, Davide. DAVIDE Vuoi sistemare questa cosa e stai per fare la cazzata più grande della vita tua. CHRISTIAN Oh, sto male, va bene? DAVIDE Che hai? Dimmi che hai. Che hai? CHRISTIAN Ho… Fammi risolvere questa cosa dell’africano e poi te lo dico. DAVIDE Christian. Ci siamo sempre detti tutto, no? Pure per la questione di mia madre. Mi sei stato vicino. CHRISTIAN Appunto, te lo sto chiedendo. DAVIDE Io non ce l’ho il codice, Christian. CHRISTIAN Non ce l’hai? DAVIDE No. CHRISTIAN Non ce l’hai? DAVIDE No. CHRISTIAN Guardami in faccia. Guardami in faccia. DAVIDE Non ti guardo in faccia. CHRISTIAN Guardami in faccia. DAVIDE Lo vuoi capire che lo sto facendo per te? CHRISTIAN Una cosa devi fare per me. Mi devi dare questo codice. DAVIDE Se mio padre lo viene a sapere, stavolta sono cazzi. CHRISTIAN Ma lo so, ci sono cresciuto, con tuo padre. Mica sono scemo, che glielo vado a dire. Poi con questa cosa dell’africano… faccio una cosa veloce. DAVIDE È fissato con questa cazzo di regola. CHRISTIAN Ti devi fidare di me. DAVIDE Tu ti devi fidare di me. Ci andiamo in tre, ci andiamo in quattro, da questo africano. Gli facciamo un culo così, gli facciamo. CHRISTIAN Lo devo fare da solo. Lo devo fare da solo, Davide. DAVIDE “laziommerda.” CHRISTIAN Eh? DAVIDE “laziommerda” con due M. Tutto minuscolo. No, no, no. Non mi toccare. No, che cazzo… mi hai fatto quasi male. Mortacci tuoi. Sei un coglione. CHRISTIAN Grazie. DAVIDE Ma perché? MARIA Hanno spezzato tutte le foglie, guarda qua che roba, poverette. CHRISTIAN Ciao, Maria. MARIA Ciao. Che succede? CHRISTIAN Un regalo. MARIA Per me? CHRISTIAN Eh. Pensavo ti facesse piacere. MARIA Grazie. CHRISTIAN Questa è di un architetto famoso, eh. MARIA E a Italia non le serve? CHRISTIAN No, no, mamma ha la sua. No, non la vuole. Se no, la vuole buttare ed è un peccato. Prova. Senti quanto è comoda. Eh? Una pantofola. MARIA Sì, è comoda. CHRISTIAN Senti, posso andare al bagno, un secondo, ti dispiace? MARIA Vai, vai, vai. CHRISTIAN Tu la provi. Se non ti piace, poi me la porto via. AFRICANO Che cazzo vuoi, oh? CHRISTIAN Ora? Ora che fai? Eh? AFRICANO Non mi sparare. CHRISTIAN La prepari la roba, ora? Eh? AFRICANO Cosa fai ora, eh? Cosa fai? Che cosa fai? CHRISTIAN Buono. AFRICANO Vaffanculo. LINO Ma vi ricordate prima che negozi di merda c’erano? DAVIDE Papà, andiamo. LINO Là c’era un cinese che voleva continuare a vendere la roba sua, con una vetrina che faceva schifo. Là che c’era? DAVIDE La macelleria, papà. LINO La macelleria di merda. E accanto? RAGAZZO Il rumeno. LINO Alimentari. Un’accozzaglia. Tutti i muri pieni di scritte. E guardate ora. Tutti disegni. Arte. Ti piace l’arte, eh? Tutti a ringraziarmi, dopo. Però, prima… li ho dovuti far cagare sotto. Eh, Penna? DAVIDE Papà, andiamo. LINO Andiamo. AFRICANO Tu non entrare! LINO Sai chi sono? AFRICANO Lasciatemi in pace o ammazzo questo stronzo. LINO Hai capito chi sono, sì o no? AFRICANO Sì, io so. LINO Bene, questo rende le cose molto più semplici. AFRICANO Ho una pistola. LINO Hai una pistola? AFRICANO Sì. Non l’ho fatta entrare io. È del tuo uomo, qua. LINO Tanto per cominciare, ti chiedo scusa. Un mio uomo non ha rispettato le regole e per questo ti garantisco che verrà punito. Va bene? AFRICANO Non me ne frega un cazzo di lui. Io voglio che voi lasciate in pace me. LINO E questo, purtroppo, non è possibile. Tu stasera da qua te ne vai. AFRICANO Questa è casa mia. Me l’ha data il comune. LINO Ma tu hai capito chi sono? Sì o no? AFRICANO Sì, e allora? LINO Allora ora ti faccio una domanda. Secondo te, in questo momento, con chi stai parlando? Col sindaco o con me? Rispondi! AFRICANO Con te. LINO Con me, bravo! Che cazzo c’entra il comune? AFRICANO Se tu entri, io sparo. LINO Sappi che entro da solo. È a me che spari. Forse mi ferisci. Forse mi manchi. Capace pure che mi ammazzi. Ma in tutti e tre i casi, dopo entreranno i miei uomini, che ti prenderanno la pistola e ti garantisco che tu, da qui, uscirai un pezzetto alla volta. Ti è chiaro il concetto, adesso? CHRISTIAN Lino… LINO Aspettami a casa, Christian. Dammi questa pistola. Mettiti seduto. Ti sei sistemato bene, eh. Bravo. Di dove sei, tu? AFRICANO Africa. LINO Sì, questo l’avevo intuito. Esattamente, dico. Di dove sei? AFRICANO Nigeria. LINO Nigeria. Come le capre nane. Ce le hai presente? Sono capre, nane, mezze bianche e mezze nere. Animali bellissimi. Tu lo sai che fanno gli agnelli e, secondo me, anche le capre nane, quando hanno paura? AFRICANO Scappano? LINO Sì, scappano, grazie al cazzo. Ma se non possono scappare, dico. Che fanno? Piangono. Ed è una cosa straziante. E senti un po’… tu che sei scappato di casa… come va la situazione in Nigeria? Male, eh? Immaginavo. E tuo padre è scappato con te o è rimasto là? AFRICANO È rimasto in Africa. LINO È rimasto in Africa? Mio nonno era un contadino. Un “pecoraro”, come dicono qua a Roma. Mio padre è cresciuto in mezzo alle pecore. E ci ha fatto crescere anche me. Stai capendo? Guardami. Ti sembro un “pecoraro” io? Considera questo: per quanto le cose vanno male, possono sempre andare peggio. GUIDATORE Aiuto! UOMO 1 Un ragazzino, oh. Che c’è un dottore? Chiamate un medico! DONNA 1 Chiamate un medico! PASSANTI (BRUSIO INDISTINTO) ANGELO Non avere paura. Non sarai più solo. MATTEO RAGAZZINO Non ho paura. ANGELO Io sono l’alfa e l’omega. Il primo e l’ultimo. Il principio e la fine. MATTEO RAGAZZINO Sto bene. UOMO 3 Come ti senti? Stai bene? MATTEO RAGAZZINO Sto bene. sto bene. CONDUTTORE Il piccolo Matteo è stato un miracolato. Ha avuto un incidente automobilistico ed è qui che ce lo racconta. Dunque, Matteo, cosa… cos’hai visto? Cos’hai sentito? Cos’hai provato? MATTEO RAGAZZINO Prima ho visto una luce e poi ho sentito la sua voce. CONDUTTORE Hai avuto paura? MATTEO RAGAZZINO No, per niente, perché ho capito da subito che quello era un angelo. CONDUTTORE Ti ha… ti ha detto qualcosa? MATTEO RAGAZZINO Sì, che d’ora in avanti, non dovrò più avere paura di niente perché non sarò mai più solo. Mi ha detto: “Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine”. CONDUTTORE Grazie. Grazie, Matteo, per aver voluto condividere con noi questa tua esperienza. E per chiunque volesse approfondire questa bellissima storia, vi consiglio, sul numero di questa settimana, una bellissima intervista al nostro piccolo Matteo. E ora, prima di lasciarci, ascoltiamo un brano proposto dal maestro Gianni. CHRISTIAN Hai ragione. Questa poltrona è meglio. LINO È tedesca. Per questo comandano l’Europa. Perché sanno fare bene anche le poltrone. CHRISTIAN Anche perché sono cattivi. LINO Quanto ci ho messo, Christian? A far rispettare questa legge. Quanto ci ho messo? Niente armi a casa mia. Mai, per nessun motivo. E proprio tu mi fai questa cazzata? Ci arrivi da solo, no? Non mi lasci scelta. Te ne devi andare. CHRISTIAN “Non mi lasci scelta”? Comandi tu, decidi tu. LINO Se eri un altro, eri già morto. CHRISTIAN Tra quanto posso tornare? Una settimana, un mese, quanto? E mamma? LINO A lei ci penso io. Come ho sempre fatto, d’altronde. Da quando ho 13 anni. CHRISTIAN Casomai, è lei che ha pensato sempre a te. LINO Anche. Spero che lo capisci. Anche in un momento come questo. CHRISTIAN Che? LINO Che ti voglio bene. Sì, ti voglio bene, Christian. CHRISTIAN Sì. LINO Penna? PENNA Dai, che ho sonno, avanti. CHRISTIAN Non farla morire senza di me. CHRISTIAN Ti rode il culo, vero? PENNA Per cosa? CHRISTIAN Che non mi puoi sparare. PENNA Chissà, magari prima o poi me lo levo, no, questo sfizio. Però non ti sparo. Troppo veloce. CHRISTIAN Facciamo a chi arriva prima giù? Dove l’hai parcheggiata, questa macchina? Zoppichi. Parcheggia più vicino, no? PENNA Comunque, non ti sei accorto di una cosa. CHRISTIAN Di che? PENNA Lo vedi che mi guardi poco? Il sottotacco. Lo mettevo per non zoppicare. Me lo sono tolto, così. Ora mi piace vedermi così. CHRISTIAN Vai a ballare il tacco-punta, che ti devo dire. PENNA No. È che così non me lo dimentico. CHRISTIAN Ancora? Ancora con questa storia? Non è stata colpa mia. Poi lo sapevi quello che dovevamo fare, no? O no? Anzi, sai che c’è? Che se beccava me, Greco, mi faceva pure più male. PENNA Guarda caso, invece, ha beccato me. CHRISTIAN Che ci posso fare? PENNA Ma tanto prima o poi la ruota gira, no? ZINGARO Ciao, amico mio. PENNA Sbrighiamoci, dai.